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Qualche tempo fa, recensendo su queste stesse pagine un bel volume dedicato ai rapporti tra psicoterapia ed etica (Psicoterapia e Scienze Umane, 1/2004, pp. 110-113), notavo che la dimensione morale può essere vista, in ambito clinico, all'interno dell'orizzonte valoriale della responsabilità personale, colta nella prospettiva del desiderio soggettivo. Rimaneva in attesa di risposta la questione dell'etica psicoanalitica: questione che ritorna talora nel dibattito contemporaneo, in cui le preoccupazioni deontologiche si alternano a riflessioni più strettamente antropologiche. È il caso, ad esempio, dell'Ethics Case Book pubblicato nel 2001 dall'American Psychoanalytic Association, ovvero del capitolo dedicato all'etica nel Textbook of Psychoanalysis del 2005 (segnalato su Psicoterapia e Scienze Umane, 1/2006, p. 119, e recentemente tradotto in italiano). Inoltre, benché il tema dell'etica della psicoanalisi sia storicamente appannaggio della dottrina lacaniana, non possiamo non ricordare alcuni contributi italiani in merito, come il volume curato qualche anno fa da Fasoli (1994), e, ancora su questa rivista, il puntuale lavoro di Fornaro (1996).
Giunge ora al proposito un dettagliato saggio dello psicoterapeuta omegnese Giorgio Meneguz, che affronta fin dal titolo il tema dei rapporti tra psicoanalisi ed etica grazie allo strumento della critica storico-sociale. Il volume prende il via dalla constatazione che l'etica è un argomento di cui si parla sovente tra colleghi, anche per il disorientamento dello psicoterapeuta-psicoanalista (l'autore sceglie di non differenziare i due termini), non solo a livello del proprio ruolo professionale, ma anche, e soprattutto, della propria identità sociale. Ci si lamenta che l'etica e la psicoanalisi oggigiorno appaiono sempre più spesso ridotte a “merci tra le merci”, il che non è senza