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Žižek, ormai conosciuto anche in Italia, è un filosofo sloveno che legge Lacan alla luce di Hegel e dell'idealismo tedesco. In queste cinque interviste a cura di G. Daly, Žižek propone la summa del suo pensiero, già molto noto nel mondo angloamericano. Il volume è curato da Sergio Benvenuto, autore di un illuminante saggio introduttivo, nel quale a Žižek non risparmia elogi e critiche. Gli argomenti toccati spaziano da temi di attualità, quali il razzismo, la globalizzazione, le realtà virtuali, la riflessione filosofica sull'etica, fino a concetti lacaniani classici, quali la nozione di Reale e quella di Godimento. La prima domanda che viene in mente è: perché l'autore - che con l'ausilio dello strumento psicoanalitico riesce a dire cose interessanti sulla realtà sociale, la politica, il mondo attuale - non è uno psicoanalista ma un filosofo? Cose certo opinabili, talvolta persino arbitrarie, comunque interessanti, che “bucano”, arrivano, mentre gli psicoanalisti da un po' di tempo sembrano non essere più in grado di proporre temi che coinvolgano anche la cultura extra-analitica. Lo stile di Žižek, accattivante e leggero, è definito da Benvenuto “sublime” nel senso del latino sublimis, ossia oscilla in continuazione tra livelli altissimi e bassissimi. Una certa spregiudicatezza gli consente di slittare da temi di filosofia e di psicoanalisi, ai film di Kubrick, ad esempi e oggetti di consumo della vita quotidiana, quali l'ovetto Kinder. Deliberatamente o ingenuamente provocatorio, suona a tratti ben poco politicamente corretto.
Secondo Žižek nel mondo contemporaneo la filosofia non può più svolgere il suo ruolo tradizionale, ovvero stabilire i fondamenti della scienza, costruire un'ontologia, ecc. Oggi la filosofia è continuamente chiamata in causa nella vita di tutti i giorni, ciascuno è costretto a essere filosofo nel quotidiano quando si interroga sulle grandi questioni della contemporaneità, ad esempio biogenetiche: compito del filosofo è dunque formulare un'int