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Questo agile libro è uscito di recente nella collana “Farsi un'idea”, che si propone di orientare il lettore dandogli una visione generale, ma non superficiale, su alcuni temi all'ordine del giorno. L'autore, docente di Neuropsichiatria infantile all'Università di Pisa e direttore di una Unità Operativa di Psichiatria dello sviluppo, non si rivolge tanto agli specialisti, quanto al lettore “comune”, cercando di rispondere a una serie di domande che potrebbero venire da genitori, insegnanti ed educatori di fronte a quei fenomeni di violenza giovanile che negli ultimi tempi hanno occupato le prime pagine dei giornali. A questo scopo si impone di usare un linguaggio il più possibile chiaro, introducendo altresì delle domande a mo' di titolo dei paragrafi: “Perché si diventa violenti?”, “È possibile curare?”, ecc.; inoltre spesso si serve di esempi tratti dalla filmografia o dalla letteratura, rendendo il testo indubbiamente accattivante.
Fin dall'inizio Muratori sottolinea una caratteristica psicologica tipica dei “ragazzi violenti”: un difetto di “mentalizzazione”, l'incapacità cioè di rappresentarsi a livello mentale i propri stati d'animo e la propria esperienza, il che comporta, di conseguenza, assenza di empatia e difetto di comunicazione. Questo funzionamento mentale tipico viene fatto risalire alla presenza di relazioni precoci di accudimento “inappropriate”. Nonostante sia abbastanza noto che in tema di “mentalizzazione” si segnalano ancora in tempi recenti i significativi contributi di Fonagy e di altri che fanno capo al suo gruppo, questi studiosi nel corso del libro non vengono menzionati. Obiettivo di Muratori è di mettere in luce da una parte i fattori neurobiologici e dall'altra quelli ambientali; risulta pertanto particolarmente chiaro ed efficace là dove descrive il funzionamento delle strutture cerebrali coinvolte nella gestione del comportamento violento, e inoltre dove evidenzia come la maturazione di queste strutture possa essere influenzata, per ese