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Il classico lavoro di Rosenhan “On being sane in insane places” (Science, 1973, 179: 250-258) continua a suscitare controversie. Vengono illustrati i termini del dibattito recente che verte sulla validità e il significato della diagnosi in psichiatria, la sua dipendenza dal contesto, gli effetti di reciproco condizionamento tra diagnosi e tipo di relazione utente-operatore. Si sostiene che questi problemi sono ancora vivi e in gran parte irrisolti dopo più di trent'anni, seppur trasferiti dall'ambito manicomiale a quello della moderna salute mentale aziendalizzata. Gli autori propongono che (1) l'approfondimento del concetto di giudizio clinico, (2) una maggiore disponibilità dell'operatore all'incontro con l'utente e (3) una capacità riflessiva sulle pressioni extra-cliniche sulle scelte terapeutiche possano costituire antidoti al rischio di aridità dell'attuale prassi diagnostica e di stereotipia degli interventi.