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Autobiografia umana e professionale di uno dei massimi esponenti della psicologia analitica, questo piccolo volume, scritto da Fordham all'età di 88 anni, raccoglie in sé tutte le piacevoli caratteristiche del resoconto semplice e diretto di una persona che desidera raccontare il suo progetto di vita di dedicarsi all'analisi junghiana. Dai primi capitoli sul contesto culturale e della storia familiare, la narrazione si snoda fino al capitolo XVII, l'ultimo, intitolato “Invecchiare”, ripercorrendo momenti positivi e fallimenti - fallimenti che, afferma l'autore, hanno finito con l'impedirgli di imboccare le direzioni errate. Nato il 4 agosto 1905 a Londra in una importante famiglia di proprietari terrieri e di imprenditori, dopo la fine della prima guerra mondiale venne chiamato in Marina Militare, dalla quale fu rifiutato, e nel 1920 subì l'improvvisa scomparsa della madre, evento che causò lo sviluppo di modalità comportamentali definite «sconcertanti» e riferite ad un processo di scissione della personalità. Concluso il percorso di studio a Cambridge, iniziò la sua esperienza in ospedale psichiatrico - «custodialistico e gestito come un reparto militare» (p. 79) - sperimentando la monotona routine e l'impossibilità di occuparsi veramente dei malati; nel contempo emerse l'interesse per le opere di Freud e Jung, e poco dopo iniziò la sua prima analisi con un allievo di Jung, Godwin Baynes, facendo contemporaneamente esperienza del lavoro con bambini nevrotici e pre-psicotici. Questa esperienza (ed il suo precedente interesse verso il disegno infantile e la tecnica del gioco della sabbia di Lowenfeld) lo condusse ad interessarsi di Melanie Klein. Insoddisfatto del lavoro con Baynes - il quale pubblicò nel suo libro The Mythology of the Soul (London: Ryder & Co., ; Routledge & Kegan Paul, II ed., ) materiali tratti dall'analisi con Fordham - prese la decisione di intraprendere una seconda analisi con Hilde Kirsch, nonostante le perplessità di Jung - «soltanto in segui