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Come primo articolo di questo numero di Psicoterapia e Scienze Umane pubblichiamo un saggio di Howard Shevrin che esamina alcuni aspetti caratterizzanti della teoria freudiana delle pulsioni. Come è noto, la teoria delle pulsioni è oggi criticata in modo pressoché unanime, mentre vengono preferite teorie della motivazione concepita in termini relazionali, in cui l'oggetto mantiene una sua specificità e non serve solo a permettere la gratificazione tramite una scarica indifferenziata di “energia”. Shevrin invece dimostra che alcuni aspetti della teoria freudiana delle pulsioni possono avere una loro validità e, in modo sorprendente, proprio a partire da recenti scoperte delle neuroscienze. Abbiamo pensato quindi che questo contributo potesse essere di interesse per i lettori, poiché mostra la complessità di una problematica che alcuni approcci relazionali a volte affrontano in modo troppo lineare e acritico.
Howard Shevrin, professore emerito della University of Michigan e membro della redazione di Psicoterapia e Scienze Umane, ha dedicato gran parte della sua carriera di ricercatore a esplorare i confini tra la psicoanalisi e le neuroscienze, in particolar modo studiando a livello sperimentale i processi inconsci. Come ha scritto anche nel suo articolo - che abbiamo pubblicato nel n. 3/2006 - dedicato alla rivisitazione del classico di David Rapaport del 1959 Struttura della teoria psicoanalitica. Un tentativo di sistematizzazione, la sua linea di ricerca si colloca proprio nel solco tracciato da Rapaport, che è quello di ancorare la psicoanalisi clinica a una teoria generale unitaria e coerente, continuando il tentativo di Freud di costruire una metapsicologia; in particolare, Shevrin è in sintonia soprattutto con Benjamin Rubinstein, un altro