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Psicoanalisi e neuroscienze, diciamolo subito, è un saggio che ha di mira un lettore molto esigente e richiede attenzione. Per comprenderne l'intelaiatura, conviene forse partire dal secondo saggio che desidero recensire perché ci permetterà di spendere due parole sulla peculiarità dell'autore. Giampaolo Sasso è noto a una élite di linguisti per essere uno dei maggiori studiosi di anagrammi del testo letterario. Il suo metodo risale a de Saussure, il fondatore della linguistica, ma se ne discosta perché lo perfeziona attraverso percorsi opportuni e non scontati oltre che per la capacità di raggiungere sottigliezze prima sconosciute; ciò grazie anche all'uso di potenti computer di cui de Saussure non poteva disporre. In sintesi le sue ricerche lo hanno portato a comprendere e spiegare come ciò che diciamo (è la poesia ad assurgere a spazio privilegiato) è sotteso da un discorso latente. La parentela con le intuizioni freudiane è lampante, ma Sasso fa un discorso autonomo per cui lo psicoanalista che lo volesse integrare nelle sue conoscenze dovrà fare i conti con cose apparentemente estranee alla psicoanalisi classica.
Sasso ha scritto diversi saggi in proposito, a iniziare da Le strutture anagrammatiche della poesia (Milano: ) e La mente intralinguistica (Genova: ). Ma forse il più sconcertante è l'ultimo che si intitola Il segreto di Keats. Il fantasma della Belle Dame sans Merci. Perché servirsi degli anagrammi? In poesia perché forniscono una serie di spiegazioni sulla natura misteriosa del testo poetico; il