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È il primo libro in Italia interamente dedicato al tema del compagno immaginario. Stranamente, si tratta di un argomento che nella ricerca psicoanalitica ha occupato ingiustamente un posto marginale, nonostante il fenomeno del “compagno immaginario” sia altamente frequente, come si evince dai resoconti clinici e dai racconti della vita quotidiana. Questa raccolta di contributi, a cura di Simonetta M.G. Adamo, mira a ricostruire la storia degli studi psicoanalitici più significativi, a partire da quelli iniziali di impronta freudiana, centrati sulla conflittualità edipica, per passare a quelli ispirati al concetto di oggetto transizionale di Winnicott e, infine, approdare a chiavi di lettura più recenti, dove la figura del compagno immaginario è vista in rapporto al doppio, al sosia, al gemello, all'angelo custode, all'eteronimo attraverso la griglia del narcisismo e della trasmissione intergenerazionale di un lutto non elaborato. Dopo i primissimi studi psicologici tra gli anni 1930 e 1940, bisogna infatti attendere i contributi psicoanalitici specifici degli anni 1950-70 per avvicinarsi a questo tema senza considerarlo più ‘un fenomeno unico, ma (…) uno spettro di fenomeni ai cui estremi si trovano la costruzione immaginaria di un bambino dotato di una ricca fantasia, che resta sempre consapevole della natura fittizia del suo compagno, e una costruzione patologica, sostitutiva dei rapporti con altri esseri umani e investita di concretezza allucinatoria’ (p. 11). Scopo del volume è dunque ‘quello di ribadire la pluralità di significati e di funzioni che questo fenomeno può assumere, e la necessità di contestualizzarlo nelle dinamiche esterne ed interne del bambino senza pretendere di darne un'interpretazione univoca’ (p. 11).
I lavori raccolti vedono impegnati autori di prima grandezza. Dopo l'ampia “Introduzione” di S.M.G. Adamo, si parte con S. Freiberg , “Tigre ridente”, tratto dal libro Gli anni magici (tradotto in italiano nel ); a seguire O.E. Sperling con “Un