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Aperto dalla “Prefazione” di Mariella Schepisi e dall'“Introduzione” di Stefano Bolognini, il primo volume presenta una ricca scelta dei lavori pubblicati da Glauco Carloni , suddivisi per aree tematiche introdotte e curate da cinque analisti del Centro Bolognese di Psicoanalisi (Crisci, Mantovani, Marinelli, Nobili e Ruggiero). Il testo si apre con la sezione “Psicoanalisi e psichiatria” - in omaggio alla trentennale attività psichiatrica dell'autore - dove sono raccolti tre contributi di riflessione critica sulla Legge 180, sull'identità dello psichiatra e sui limiti della psicoterapia nelle istituzioni. ‘Il sogno è quello di veder parzialmente smontata l'istituzione psichiatrica delle sue parti superflue’ (p. 51) e di veder nascere un inedito “corso di laurea in medicina e psicologia” per i futuri psichiatri e psicologi clinici.
Due sezioni sono dedicate alla presentazione di lavori che hanno per oggetto l'antropologia, le fiabe, e la psicoanalisi applicata alle arti; va ricordata in tale contesto l'opera di traduzione e presentazione di tre testi di Géza Róheim, nella collana “Sfinge” dell'editore Guaraldi, che Carloni svolse agli inizi degli anni 1970. Nella sezione dedicata al teatro, alla letteratura e al cinema sono collocati i saggi su Leopardi, Pirandello e Fellini che testimoniano i vasti interessi culturali di Carloni lungo l'intera sua vita, sottolineando la necessità per lo psicoanalista di mantenere un atteggiamento di curiosità verso altre discipline. Con “Tatto, contatto e tattica” - pubblicato in origine sulla Rivista di psicoanalisi nel 1984 - si apre la sezione di tecnica analitica nella quale emerge la sensibilità ferencziana dell'autore nel trattare con pazienti gravemente feriti, sensibilità ribadita nel saggio “Lo stile materno” . Nell'ultima sezione del testo (“Nostalgia e vocazione psicoterapeutica”) prendono posto tre contributi di commento al percorso di professionalizzazione e costruzione d'identità dell'analista.
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