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Nato dall'esperienza maturata in campo psicologico clinico, il testo di Luciano Pastore offre uno spazio di riflessione teorica e un dettagliato quadro di riferimento sullo stato dell'arte del tema del mobbing, secondo un punto di vista psicologico e psicosociale, chiarendo in modo preciso il confine tra disagio lavorativo e mobbing: quest'ultimo è, infatti, da ritenersi un fenomeno complesso, materia di studio di diverse discipline, mentre il disagio lavorativo è riferibile ad un vissuto soggettivo di malessere, legato all'ambito del lavoro, in cui può o meno configurarsi una situazione di mobbing. Il quadro di riferimento esperenziale alla base dei contenuti di questo volume si è sviluppato con la nascita, nel 2001, del Centro Clinico per il Mobbing e il Disagio Lavorativo della ASL RM-E di Roma, un servizio istituzionale preposto ad occuparsi del disagio lavorativo e del mobbing per ciò che riguarda uno specifico aspetto, tra tutti quelli che concorrono alla complessità del fenomeno, vale a dire la componente psicologica, psicopatologica e psicosomatica.
L'autore introduce il tema del mobbing partendo da una definizione ampliata rispetto alle più diffuse e ormai adottate dalla comunità scientifica in cui, sottolineando la complessità ed eterogeneità dei fattori implicati, lega imprescindibilmente l'aspetto fenomenico del mobbing alla sfera relazionale, psicologica e sociale. Traendo spunto dalla letteratura degli anni 1980, da Leymann in poi, sono ripercorse le tappe di un dibattito, di certo non concluso, in cui si rivive una storia attuale e controversa, fatta di diversi approcci e orientamenti di studio, di limiti dettati dalle difficoltà di un'oggettivazione del fenomeno e, di fatto, di scarsa concordanza riguardo alla definizione e delimitazione dell'oggetto d'indagine. L'analisi del fenomeno proposta da Pastore mostra come sia la ricerca scientifica - centrata sostanzialmente sui vissuti e sulle impressioni soggettive dei presunti mobbizzati - sia il ricorso