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Esce per i tipi dell'editore ES di Milano, collocato con il numero 144 nella Biblioteca dell'Eros, un saggio tanto famoso quanto classico di Bettelheim che, nel nostro paese, ha già avuto almeno due traduzioni importanti negli ultimi trentacinque anni: Sansoni e Bompiani . Vale solo ricordare di sfuggita che, nel corso del tempo, dello stesso autore sono state tradotte in italiano numerosissime opere per mano di diverse importanti case editrici, come Feltrinelli e Adelphi.
Bruno Bettelheim (Vienna, 28 agosto 1903 - Silver Spring, MD, 13 marzo 1990) parla, in questo libro, di ciò che di primitivo vi è nell'essere umano, sulla base sia delle estese osservazioni compiute alla Sonia Shankman Orthogenic School of the University of Chicago, sia dello studio della letteratura antropologica sull'iniziazione. Dopo aver passato in rassegna le interpretazioni dei riti puberali ad impronta antropologica e psicoanalitica, Bettelheim dispiega il proprio punto di vista facendo inizialmente riferimento alle osservazioni cliniche effettuate in ambito istituzionale: nelle ragazze sono state osservate soprattutto le reazioni ambivalenti alle mestruazioni, mentre nei ragazzi lo studio si è soffermato sulle reazioni emotive ed i significati della circoncisione e, più in generale, sull'invidia del maschio verso le funzioni femminili - vedi la variegata reazione dell'uomo all'evento della nascita. Nel terzo capitolo (“Sfida alla teoria”), Bettelheim propone le sue opinioni circa la paura del padre ed i desideri edipici dei bambini, criticando la spiegazione freudiana dell'angoscia di castrazione sulla base di considerazioni sociali e culturali, e sulla base della sua personale lettura degli studi antropologici. Dopo aver proposto un'originale spiegazione per comprendere il limitato sviluppo delle strutture egoiche e superegoiche nei popoli primitivi, Bettelheim afferma che «anche se la teoria psicoanalitica sostiene che l'inconscio è solo marginalmente, anzi non è per niente, toccato dal