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L'Autore è didatta della Scuola di specializzazione della Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo-Analisi (SPIGA) di Roma che si rifà alla teoria di Karen Horney, il cui contributo si può sintetizzare nella “decostruzione culturalista” della originaria teorizzazione pulsionale freudiana e nei concetti base di “evolutività autoorganizzativa”, “struttura psichica” e “dinamica interpersonale”. Obiettivo dell'Autore, in questo volume, è di integrare tale pensiero con le nuove conquiste della psicoanalisi relazionale, che oggi vede tra i suoi esponenti di spicco Daniel N. Stern, Lewis Aron, Steve Mitchell, Jessica Benjamin, nonché - per certi versi - i teorici della prospettiva intersoggettiva (come Robert Stolorow, Gorge Atwood, Donna Orange).
Cuore di tale approccio è il considerare lo sviluppo del Sé in stretta connessione con le relazioni che contribuiscono a formarlo, e che dallo stesso Sé sono comunque pure formate. Da tale integrazione scaturisce una nuova visione della teoria delle “menti che si incontrano” (Aron), in cui, nel contributo di Garofalo, sono mantenute integre sia la funzione attiva del Sé sia la funzione fondante della relazione.
In tal senso, come recita il sottotitolo, la crescita del Sé avviene sempre attraverso “lo sguardo dell'Altro”, nella cui dinamica appare centrale il costrutto del “riconoscimento”. Esso è dall'Autore analizzato nel rapporto col rispecchiamento molteplice del Sé negli altri, nella costruzione del Sé attraverso la dialettica soggetto-oggetto, nella connessione con l'immagine idealizzata, nella visione della nevrosi come sviluppo del falso Sé per compiacere gli altri (vedi Horney e Winnicott), nell'incidenza dell'osservazione diagnostica sul percorso psicoterapeutico e nella dimensione della comprensione empatica quale essenza della relazione analitica. Questa visione relazionale, secondo l'Autore, presenta significative ricadute sulla conduzione del processo psicoterapeutico, in quanto implica il riconoscimento della p