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L'ultimo libro di Antonello Correale si inserisce coerentemente nel filone di ricerca che ormai da un ventennio egli ha inaugurato: un audace tentativo di coniugare l'esperienza istituzionale di responsabile di Servizi Psichiatrici e quella di psicoanalista. Esso nasce da quella terra di mezzo scivolosa dove si incontrano e si scontrano psicoanalisi e psichiatria, incontro-scontro che ancora fa storcere il naso a tanti psicoanalisti “puri e duri” da una parte, e induce il sospetto negli operatori dei servizi dall'altra. L'ultima ponderosa fatica di Correale ripercorre e mette a fuoco i capisaldi del suo pensiero degli ultimi anni: l'area traumatica e la psicosi, il disturbo borderline, e, naturalmente, il gruppo, fino a temi al confine con la filosofia - la noia, la narrazione - affrontati nell'ultima ma non marginale parte dedicata agli Approfondimenti. Attingendo non solo da psichiatria e psicoanalisi, ma da letteratura e filosofia, Correale è riuscito a scrivere un libro leggero che tratta di cose pesanti, percorso da una capacità e forse da un desiderio di esporsi non facilissimi da incontrare negli ambiti in cui egli opera. Dichiaratamente il libro è stato pensato per illuminare e fronteggiare le zone d'ombra che, secondo Correale (e non solo secondo lui), si presentano agli operatori nel contatto con il cosiddetto paziente grave, sollecitando irrigidimenti e reazioni di evitamento, se non qualcosa di peggio, sia nell'istituzione che nel singolo operatore. Si parla, insomma, della cosiddetta burning syndrome, che il testo di Correale evoca implicitamente e nell'accezione più ampia del termine. Anzi, direi che questo è il leit motiv che percorre l'intero libro. La formula, articolata e soprattutto - lo si intuisce - vissuta, che Correale propone come antidoto, ha due capisaldi: uno è il transfert e il suo rapporto con il gruppo di lavoro istituzionale, l'altro è l'area traumatica. Egli sembra insomma sposare - ed è in buona compagnia - il modello che vede il paz