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Il tema comune di questi due volumi è la trasmissione intergenerazionale del disagio psichico e psicosomatico: problemi irrisolti, segreti di famiglia e non-detti, interdizioni a sapere e falsi romanzi, doppi legami, psicopatologie conclamate e traumi pesano di generazione in generazione ed incidono sulla mente e sul corpo del bambino che, da adulto, li metterà in scena secondo modalità specifiche, come quelle racchiuse nella cosiddetta “sindrome da anniversario”. Nel primo dei due testi, scritto da Anne Ancelin Schützenberger con Ghislain Devroede (medico chirurgo ed internista), è proprio il corpo del bambino che viene presentato al lettore come sintomo e voce vivente della storia familiare e generazionale. Nel corso della vita, la sofferenza immagazzinata e rappresentata attraverso il soma dà spesso luogo all'esecuzione di infiniti esami medici ed analisi di laboratorio (vedi il capitolo “Abusi simbolici”), mentre il bambino in quanto persona non viene interpellato né ascoltato: i caregivers rinunciano così definitivamente alla possibilità di comprendere il suo bisogno di considerazione ed affetto o il suo desiderio di aiutare e guarire gli stessi genitori. Circa la questione molto attuale dell'abuso sessuale, è esplicitamente affermato che il 50% delle donne violentate accusa colopatia funzionale, e quasi tutte soffrono di anismo, sottolineando la sofferenza mentale generata dall'impossibilità di parlare dei traumi subiti. «Ciò che è traumatizzante sono le emozioni provate e le parole trattenute (…), secretate di generazione in generazione» (p. 88) e, coerentemente con tale convinzione, Ancelin Schützenberger è solita ricostruire la storia del paziente risalendo di molte generazioni (fino a nove). Il limite di questo interessante testo è quello di essere stato scritto a due mani senza una sufficiente integrazione tra i due autori, cosa che comporta l'alternarsi di osservazioni mediche ad osservazioni psicologiche.
L'orizzonte teorico e metodologico di Ancelin Sch