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L'esperienza dell'Autrice, docente presso la Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi (COIRAG), risale agli anni 1980 con i primi laboratori di arteterapia nell'ambito dei servizi rivolti a giovani psicotici. In seguito,
ha integrato i vari filoni della sua formazione - teorie junghiane, psicodramma, approccio sistemico e, più recentemente, il lavoro di Eduardo Pavlovsky - per elaborare una particolare tecnica di conduzione di gruppo adatta a bambini e adolescenti. A questo proposito, il volume colma un vuoto nella letteratura sull'argomento. Filo conduttore è l'idea che, in una fase della vita in cui l'accesso al verbale può risultare inefficace, l'aiuto al disagio psichico possa venire dall'uso dell'«immagine prodotta dall'inconscio nella forma del sogno, del disegno, della fiaba o dell'immaginazione attiva, come codice di partenza nella relazione analitica. L'immagine simbolica è (…) uno strumento di comunicazione nel gruppo e partecipa alla costruzione di un processo intersoggettivo» (p. 10). La sua esplorazione e il suo evolversi consentono l'accesso all'autorappresentazione del giovane paziente e alla scoperta dell'immagine che egli ha del mondo e delle sue relazioni con esso. Il volume illustra con una amplissima casistica il modello di lavoro dell'autrice e si divide in otto capitoli, ognuno dei quali, anche se più propriamente teorico, è supportato da vignette cliniche, stralci di colloqui, esempi a titolo diverso. Nel primo, l'Autrice fa un'utile panoramica storica sui modelli dei vari tipi di psicodramma e sulla loro applicazione; il secondo e il terzo capitolo sono dedicati ai criteri da seguire per attivare gli interventi valutando le condizioni del setting, dell'età e dei vari quadri diagnostici. Nel quarto capitolo illustra il ruolo del pensiero figurativo per passare poi nel quinto a considerare i possibili intrecci tra fiaba e sogno. Col sesto e settimo capitolo si entra più propriamente nella tecnica specifica