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Si tratta d'un libro riuscito e, per chi ne coglie il messaggio centrale, edificante. Esistono numerosissime definizioni di complessità. Alcune si basano sul concetto di entropia, altre su quello di caos, di casualità, d'informazione. Io penso che siamo autorizzati a usare il termine anche senza far ricorso a pesanti teorie, a usarlo, verrebbe da dire, con buon senso comune, se questa non fosse la modalità più lontana da quel vertice d'osservazione delle cose del mondo che considera la complessità. Vedremo assieme un esempio proprio traendolo dalla psicoanalisi.
L'autore è un giovane sociologo che si occupa in particolare d'informazione, noto ai lettori di Le Monde. Con la doppia nazionalità marocchina e svizzera, lavora a Ginevra come consulente delle Nazioni Unite e del Consiglio Ecumenico delle Chiese, l'Ecumenical Advocacy Alliance (interesse quest'ultimo che qualcosa aggiunge). I suoi coinvolgimenti abbracciano diversi campi: dalle problematiche sollevate dall'informatica al razzismo, a ciò che, dopo il crollo delle Due Torri, considera i momenti iniziali dello scontro di civiltà.