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Questo bel volume, scritto in modo dettagliato e accurato, è basato su un formidabile insieme di documentazione: i diari, le lettere, i famosi Workbooks sui quali Khan scriveva regolarmente i propri appunti e pensieri, e un'ampia serie di interviste effettuate non solo con colleghi (tra i quali Harriette Kaley, Susie Orbach e Luise Eichenbaum), ma anche con amici, studenti e pazienti. Nessun aspetto dell'incredibile e complicata vita dell'analista indo-britannico è tralasciato, dai primi anni vissuti nella ricchezza materiale ma nella povertà interpersonale ed emotiva, fino agli eccessi finali legati all'alcolismo, alle trasgressioni sessuali, alle azioni violente, alle dichiarazioni antisemite, preceduti da innumerevoli manifestazioni di grandiosità, esibizionismo ed onnipotenza. Il suo arrivo in Gran Bretagna nel 1946 fu contrassegnato da un incredibile misunderstanding: Khan, affetto da depressione e fobie, si rivolse a John Bowlby per iniziare un'analisi terapeutica ma fu invece inviato a Ella Freeman Sharpe per intraprendere l'analisi didattica; poco tempo dopo venne ammesso alla British Psycho-Analytical Society.
Sia la Sharpe che John Rickman (il suo secondo didatta) morirono nel corso dell'analisi con Khan, il quale infine si rivolse a Winnicott che condusse con lui un'analisi non ortodossa prolungatasi per quindici anni, dal 1951 al 1966 (vedi anche la biografia di F. Robert Rodman del 2003 Winnicott. Vita e opere [Milano: Raffaello Cortina, 2004]).
Nel scomparvero sia Winnicott che la madre di Khan e tre anni dopo Khan si separò dalla sua seconda moglie, la ballerina Svetlana Berisova, dopo una relazione durata circa quindici anni contrassegnata da gravi problemi di alcolismo dello stesso Khan. Nel 1976 a Khan venne diagnosticato il tumore che, molti anni dopo, lo avrebbe condotto alla morte; la diagnosi accentuò in lui ogni genere di condotta trasgressiva, esibizionistica e perversa. Nel , pochi mesi dopo la pubblicazione del provocatorio libro intitolato