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Questo saggio breve di Garfield è un testo introduttivo (“guida” lo chiama) chiaro, non banale o riduttivo, oltre che strutturato. Lo dico da docente universitario che ha letto e sfogliato molti testi con questa ambizione. Se il destinatario “manifesto” sembra essere lo specializzando universitario o il futuro analista o psicoterapeuta in training, il destinatario “latente” potrebbe essere chiunque voglia essere accompagnato con metodo a visitare il tema delle psicosi secondo un vertice particolare, in questo caso quello della Scuola di Chicago.
Il testo si focalizza su un itinerario che coloro che si occupano di approccio psicodinamico alle psicosi non possono che considerare ineludibile: la complessa e ardua trasformazione dell'emozione insopportabile in un vissuto tollerabile perché diventi, almeno in una certa misura, comprensibile. La funzione terapeutica principale viene attribuita al contenimento rispetto a qualsiasi altro intervento, interpretativo o meno.
L'autore così presenta il suo lavoro: «La struttura di questo libro non è molto convenzionale. Esso segue lo sviluppo dell'esperienza di un giovane psichiatra interno, Tony Potter, mentre impara a lavorare con alcuni pazienti psicotici. Il personaggio del dottor Potter è una sintesi di me stesso e di diversi psichiatri interni ai quali ho fatto la supervisione» (pp. 14-15) (Avverto chi si interrogasse sulla scelta del nome fatta da Garfield che il maghetto Harry Potter è esploso come fenomeno letterario solo nel 1997, un banale caso di omonimia, dunque). «Ogni capitolo comincia con una descrizione del lavoro del dottor Potter con uno dei pazienti selezionati per il libro. I pazienti descritti si basano su casi reali. Uno di loro è una sintesi di vari casi (…). La seconda parte di ogni capitolo include le basi teoriche delle lezioni che il dottor Potter ha appreso in quel particolare incontro terapeutico. La terza parte di ogni capitolo è rivolta direttamente ai lettori con ulteriori illustrazioni dei punti p