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In questo libro Eigen raccoglie alcune osservazioni tratte dalla sua pratica psicoterapeutica quarantennale e da altre importanti esperienze come quella di aver condotto per ben venticinque anni un seminario di approfondimento su Bion, Winnicott e Lacan. Come si intuisce dal titolo, in questo libro si snoda una riflessione clinicamente e teoricamente fondata sulla distruttività nelle relazioni interpersonali ed affettive primarie e sui danni al Sé, alla personalità ed all'intera capacità di vivere che possono così prodursi e permanere nel corso del tempo. I legami che nutrono sono gli stessi che danneggiano, ciò che forma l'identità personale può al contempo “de-formarla”, al sano cibo preso da una buona madre si può sostituire il cibo tossico, velenoso, ingurgitato nell'ambito di una relazione annichilente. Trattando tali esperienze, Eigen si associa ai suoi tre autori-guida - Winnicott, Bion e Lacan - e alla loro convinzione circa la presenza nell'essere umano di potenti processi generativi e autocurativi che hanno bisogno di essere disancorati ed attivati per dare la possibilità alla persona sofferente di recuperare vitalità e progetto o, comunque (come l'autore stesso afferma), per “cavarsela” nel modo migliore nonostante le ferite subite.
La prima parte del libro - la cui comprensione prevede una buona conoscenza dell'opera di Bion - è dedicata soprattutto a riflettere sul danno che può essere arrecato al processo primario ed al lavoro onirico, vale a dire al sistema psichico che elabora, digerisce e trasforma gli affetti: il lavoro del sogno, cercando di elaborare il danno subito, può rimanere danneggiato una seconda volta, entrando in una spirale nella quale solo la presenza del terapeuta può disinnescare il circolo vizioso. Alcuni esempi clinici illustrano le situazioni nelle quali il danno al Sé è chiaramente legato ad oggetti danneggiati incorporati nelle primissime fasi di sviluppo. Nella seconda parte del testo Eigen emerge in modo più netto, mostrando il