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Questo nuovo volume della collana “Psicodiagnostica” dell'editore milanese si propone al lettore come un momento di approfondimento non solo sullo specifico test noto come Object Relations Technique (ORT), ma anche riguardo alle vicissitudini del costrutto di relazione oggettuale e alle sue operazionalizzazioni nel contesto dei test proiettivi e narrativi. Nel richiamare ciò si vuole sottolineare un elemento che è spesso trascurato nell'applicazione professionale dei test di personalità, vale a dire la necessità di conoscere il costrutto teorico che lo specifico test intende individuare e valutare (nel nostro caso, collocato nell'area della valutazione del Sé e delle relazioni d'oggetto), e come lo stesso si sia sviluppato nel tempo e con l'apporto di diversi studiosi. A tale tematica è dunque dedicato l'intero primo capitolo nel quale si giunge ad illustrare e discutere i contributi di Fonagy e Target sulla capacità di mentalizzare, fino al modello relazionale ed all'intersoggettività (con riferimenti ad Aron e Mitchell); sono quindi riprodotte diverse scale di analisi e valutazione del test. Il secondo capitolo ha come oggetto i test narrativi, test che «rappresentano una “costruzione” e non una “ricostruzione” della realtà» (p. 57) e che attivano sia il meccanismo della proiezione, sia la miscela dinamica costituita dagli schemi dell'emozione e della memoria. In tale contesto viene dato spazio alle diverse questioni che si accompagnano alla somministrazione del test, unendo ancora una volta considerazioni tecniche a riflessione teoriche, ad esempio riferite alla teoria degli schemi. Dopo aver offerto dei suggerimenti circa la consegna del test ed aver precisato la necessità di audioregistrare il racconto del soggetto al fine di poterlo trascrivere fedelmente, gli autori passano a presentare lo schema d'inchiesta da loro proposto. Riprendendo, quindi, il lavoro originario di H. Phillipson del 1955 (Il test delle relazioni oggettuali. Firenze: O.S., ), sono passate