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Recenti e molteplici episodi di cronaca nera hanno portato in primo piano il ruolo dei rapporti tra genitori e figli e, in particolare, la relazione con la madre che in realtà mostra di essere ben più complessa di quanto comunemente si pensi, spesso caratterizzata da gravi conflitti o veri e propri drammi. Questo libro di Simona Capolupo, avvincente e leggibilissimo non solo dagli addetti ai lavori ma anche dal pubblico meno specialistico, analizza a fondo, in chiave psicoanalitica, la tematica del rapporto madre bambino e dà al lettore la sensazione di essere guidato attraverso un percorso scientificamente aggiornato, che invita a riflettere sulle parti oscure e problematiche della relazione primaria, considerata dalla parte della madre verso il figlio. Soprattutto si sofferma, ed è questa la tesi centrale del testo, sulla componente illusoria insita nella ricerca di una madre sempre “buona”, iperprotettiva, mettendo in luce come sentimenti apparentemente premurosi spesso nascondano sentimenti aggressivi o ostili e quindi, anziché favorire la crescita psichica e l'emancipazione emotiva del figlio, la frenano o la rallentano. Sono schemi relazionali che certamente derivano da problemi irrisolti della madre, ma ampiamente condivisi e promossi dall'ideologia corrente e dai media che propugnano un'idea falsa e dannosa della madre, come se dovesse essere una figura esclusivamente oblativa, sempre amorevole, presente e mai frustrante.
Il libro si divide in tre parti. La prima parte - nella quale l'autrice considera l'evoluzione della figura della madre nella mitologia (la Grande Madre), nel matriarcato (con gli ineludibili riferimenti a Bachofen) e, in una rapida ma essenziale carrellata, nel corso dei secoli - è particolarmente originale e aiuta a dare una prospettiva diacronica e storica al problema. Prospettiva che, sia detto tra parentesi, spesso manca nei testi di psicologia e psicoanalisi e sarebbe invece utilissima sia agli studenti sia ai professionisti odierni, p