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Due testi diversissimi tra loro ed eccentrici rispetto ai contenuti della rivista, tuttavia tali da meritare di essere segnalati entrambi perché disegnano uno sfondo culturale e sociologico sul quale si sono dipanate sino a tempi recenti alcune problematiche centrali delle donne e del “femminile”. In Amori illeciti, protagoniste sono le storie di povertà e di ignoranza di un mondo rurale anonimo dove, ancora nell'Ottocento, quando una donna veniva stuprata e aveva il coraggio della denuncia, le carte si ribaltavano e da accusatrice si ritrovava nella posizione di accusata, in aperta violazione dei diritti più elementari. Con Nel segno delle artiste invece, siamo negli ateliers e nei salotti buoni di una Europa cosmopolita, a cavallo tra Otto e Novecento, dove le donne lottano per vedere riconosciuto il diritto di esistere in quanto artiste.
Nel primo libro, lo scopo di Anna Natali, psichiatra e sessuologa, è quello di «reperire dei documenti indicativi del comportamento sessuale e familiare» (p. 161) nel contado bolognese, allora sotto lo Stato Pontificio. Con la collaborazione di Maurizio Garuti, autore teatrale, e sulla base degli atti giudiziari e dei materiali d'archivio, la Natali ricostruisce la storia di sette donne implicate in processi per stupro, tutti celebrati tra il 1838 e il 1850, stupro la cui gravità sta nel “crimine” contro il buon costume, prima ancora che contro la persona. Apprendiamo, fra le altre cose, che alla donna violentata rimasta incinta il figlio verrà comunque tolto alla nascita e messo in brefotrofio, e a lei verrà riservato un destino di stigmate ed emarginazione, qualora non intervenga un matrimonio riparatore. L'ambiguità delle risposte istituzionali «in ordine ai bisogni e ai desideri sessuali e agli affetti ed emozioni ad essi collegati» (p. 162) si scioglierà solo con la riforma del diritto di famiglia del 1975, come ci illustra la Natali nel breve saggio che chiude il volume.
Il libro della sociologa Trasforini, non è una storia d