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Introdotto da un breve commento di Paul Williams, questo libro rappresenta una possibile, e forse provvisoria, conclusione del lungo percorso che l'autore ha seguito durante gli ultimi anni, iniziando nel 1985 con Apprendere dal paziente (Milano: ) e continuando attraverso una serie di riflessioni sempre basate sul concetto-chiave dell'apprendimento. Infatti, dopo altri due testi dedicati a ciò che si può apprendere dai pazienti (apparsi nel 1990 e nel ), nel 2002 è stato dato alle stampe l'interessante Learning from our Mistakes: Beyond Dogma in Psychoanalysis and Psychotherapy (New York: Guilford), mentre l'argomento che costituisce il nucleo di Learning from Life è stato in certo modo anticipato nell'articolo omonimo apparso su Psychoanalytic Inquiry, , 22, 4: 519-533. Coloro che già conoscono i precedenti lavori di Patrick Casement non saranno stupiti di leggere in queste pagine una rappresentazione discreta e schietta del lavoro del terapeuta, declinata in maniera non altisonante sul versante della self-disclosure. Le riflessioni che l'autore include in questo testo spaziano dai ricordi della sua famiglia di origine fino agli ultimi anni della sua pratica professionale: non si può sfuggire all'impressione - manifestata in primo luogo da Paul Williams - che Casement si senta così libero di parlare di sé e della propria pratica professionale per il semplice ma fondamentale fatto che egli si è ormai ritirato dall'attività professionale e non prende più in carico pazienti.
Casement esamina i limiti dell'azione dell'analista e l'importanza della sua capacità nel dire di no, ponendosi realmente al servizio del miglioramento del paziente, evitando collusioni e pericolose fughe verso le presunte ed accattivanti certezze assolute, magari basate su teorie idealizzate. L'autore è consapevole dei rischi che corre nel rivelarsi al lettore e precisa che tali rischi sono esattamente collocati nella possibilità che alcuni colleghi possano “speculare” - come afferma letteralment