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Clarke dedica questo suo lavoro alla ricerca dei legami e dei parallelismi nelle opere di tre scozzesi: uno psicoanalista, un filosofo (Macmurray) e uno psichiatra. Si tratta di un indirizzo di ricerca a cui Clarke ha di recente contribuito con un saggio apparso nel volume curato da J.S. Scharff e D.E. Scharff, The Legacy of Fairbairn and Sutherland (London: Routledge, ).
Un ampio spazio nel testo è dedicato a ripercorrere il lavoro di Fairbairn, prendendo in esame scritti che, probabilmente, al pubblico italiano non sono noti perché non inseriti nella famosa raccolta Psychoanalytic Study of the Personality , pubblicata in Italia da Boringhieri ben trentotto anni fa (vedi al proposito la raccolta in due volumi degli altri lavori dell'analista edinburghese curata da D.E. Scharff e E. Fairbairn Birtles, From Instinct to Self. Northvale, NJ: Aronson, ).
Richiamando il noto concetto di Winnicott circa la necessità di considerare il bambino non isolato, bensì in relazione con la propria madre, Clarke illustra l'importanza delle relazioni personali nella vita e dimostra perché l'opera dei tre autori, che operarono in modo indipendente, può essere considerata nel suo complesso come l'edificazione del punto di vista “personale-relazionale” relativamente allo studio dell'essere umano: «Credo che sia necessario tornare al lavoro di Fairbairn, Macmurray e Suttie, ponendo al centro la struttura dinamica della psicologia di Fairbairn» (p. 135). In particolare, riguardo allo sviluppo della teoria dell'attaccamento, Clarke ipotizza che Bowlby sia stato influenzato sia da Fairbairn che da Suttie, e che alcuni ricercatori dello sviluppo infantile, come Daniel Stern, siano stati ispirati dall'opera di Macmurray. [Andrea Castiello d'Antonio]