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Non dirò qui che cosa sono i neuroni specchio: sono ormai talmente celebri da presumere che il lettore li conosca — nel n. 3/2006 di Psicoterapia e Scienze Umane ad esempio è uscito un articolo cofirmato da Vittorio Gallese, che appartiene all'équipe di ricercatori che ha fatto questa scoperta (ma si veda anche il libro di G. Rizzolatti & C. Sinigaglia So quel che fai [Milano: Raffaello Cortina, ] e il capitolo di Gallese nel libro di A. Ballerini, F. Barale, S. Ucelli & V. Gallese, Autismo. L'umanità nascosta [Torino: Einaudi, ]). Il libro di Iacoboni, chiaro e divulgativo, ci informa con dovizia sugli sviluppi delle ricerche sui neuroni specchio, scoperti a Parma dall'équipe diretta da Giacomo Rizzolatti. Iacoboni è lui stesso attivissimo ricercatore, insegna all'University of California in Los Angeles (UCLA), dove dirige il Laboratorio di stimolazione magnetica transcranica: l'accesso che ci dà a quel che bolle in pentola in questo ramo è veramente di prima mano. Inoltre, mette in relazione questi studi con problemi di interesse generale: con l'empatia nelle relazioni sociali, con i processi imitativi, con l'auto-riconoscimento, l'autismo, la violenza e la tossicomania, il marketing, le opzioni politiche; infine auspica una “nuova alleanza” tra neuroscienze da una parte, e fenomenologia esistenzialista dall'altra.
Riprendendo certe tesi di Vittorio Gallese (dell'équipe di Rizzolatti), Iacoboni afferma che i neuroni specchio mostrerebbero il ruolo centrale dell'empatia nelle relazioni umane. Attraverso i neuroni specchio “simuliamo” quel che l'altro fa — se l'altro compie un'azione, la compiamo anche noi virtualmente, ovvero solo nel nostro cervello. Quindi, attraverso una imitazione (non esplicita) dell'altro noi entreremmo in contatto con il mondo mentale altrui. Del resto, cogliamo anche il senso di quel che l'altro fa — il nostro cervello “legge” le sue intenzioni e quindi i suoi sentimenti. Per un automatismo, una parte di noi è con-passionevole, patiamo quel