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Se il dolore e la sofferenza non sono contenute, la mente manifesta una qualità violenta e distruttiva che è all'origine dei mali dell'uomo, guerra e malattia comprese. È questa in sintesi la tesi che Luigi Longhin propone in questo volume, in cui impiega le sue competenze psicoanalitiche ed epistemologiche nel tentativo di illuminare la natura e il funzionamento della realtà mentale. Longhin è autore di numerose pubblicazioni su temi affini; ci limitiamo qui a ricordare i due volumi curati assieme al compianto Mauro Mancia: Temi e problemi in psicoanalisi (Torino: Bollati Boringhieri, ) di epistemologia della psicoanalisi, e Sentieri della mente (Torino: Bollati Boringhieri, ) di psicoanalisi “applicata”; nonché un suo testo forse meno noto, ma in cui sono anticipate alcune delle idee qui sviluppate: Alle origini del pensiero psicoanalitico (Roma: Borla, ).
La lettura de La qualità della mente dà fin dall'inizio l'impressione che il volume nasca proprio dal dialogo tra le due anime dell'autore: quella del metapsicologo operante nella tradizione kleiniana e postkleiniana, e quella dell'epistemologo attento a una rigorosa definizione delle condizioni di possibilità del sapere psicoanalitico. Il dialogo tra queste due anime, storicamente distanti tra loro, si condensa in questo volume attorno al tema della qualità (emotiva) della mente, per comprendere, da un lato, la natura della violenza, dell'odio e della distruttività che segnano l'esperienza umana individuale e collettiva (qualità negativa della mente) e, dall'altro, la capacità contenitiva e riparativa della struttura mentale umana (qualità positiva della mente). Nel corso dei capitoli di cui è composto il volume, Longhin mostra come la personalità umana sia originariamente divisa al suo interno in parti che necessitano di continuo contenimento e rielaborazione mentale; di qui l'importanza, sottolineata dai seguaci della Klein (in particolare Bion, Money-Kyrle, Rosenfeld, Fornari e Meltzer), attribuita all'identi