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Come scrive Porcelli nella Prefazione, questo studio si colloca in quel nuovo «orizzonte teorico e storico [che] delinea un approccio maturo e laico alla psicosomatica: riguarda la psicoanalisi ma anche i limiti dichiarati della psicoanalisi» (p. 16). L'autore, di espressa appartenenza psicoanalitica, si è infatti voluto lasciare alle spalle quelle posizioni riduzionistiche che, costringendo la spiegazione della malattia organica entro gabbie psicologistiche o, viceversa, negandone la portata, di fatto hanno sempre finito col riproporre la dicotomia tra soma e psiche. Qui, il tema della psicosomatica viene invece affrontato partendo dalla multifattorialità della malattia somatica, integrando gli apporti dei modelli teorici e operativi provenienti dai vari settori della conoscenza e coniugandoli in un approccio originale che tiene conto dei risultati delle più recenti ricerche. Il libro — scrive l'autore — è costruito «come un percorso concettuale di interrogativi metodologici» (p. 25), e si divide in tre parti.
Nella prima, partendo dai limiti della talking cure, resi imponenti dalla presenza di un corpo sofferente e dai relativi problemi legati alla prassi terapeutica, sono passati al vaglio di una serrata rassegna storico-critica i vari modelli e posizioni, con l'occhio puntato alle loro applicazioni concrete. I cinque capitoli che compongono questa sezione portano i seguenti titoli: 1) “Il corpo e i bordi della parola”; 2) “Orizzonti concettuali della clinica psicosomatica: la nevrosi come scrittura del corpo”; 3) “Fra corpo ed emozione”; 4) “Le eccedenze del dire e il deficit alessitimico”; 5) “I nuovi scenari del setting”. La seconda parte introduce il “modello somatologico”, elaborato in oltre venti anni di esperienza e volto a «ridefinire, in rapporto al corpo, il campo di competenza dello psicologo-psicoterapeuta» (p. 24). Ricco di esempi clinici, affronta nei suoi sei capitoli diversi ambiti patologici. I titoli sono: 1) “La presenza ‘ponderale’ del corpo”;