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A molti sarà capitato, soprattutto in anni di scuola, di sfogliare ponderosi volumi che illustrano, con colori vivaci e illustrazioni variopinte, superfici e abissi del mondo, sia esso quello esterno, il nostro pianeta, ovvero quello interno, il corpo. Cimentarsi nella redazione di questi volumi, gli atlanti, è impresa non facile, non solo per la precisione, chiarezza e completezza richieste ai curatori, ma anche per le fantasie e le curiosità sollecitate da panorami e vedute di luoghi remoti.
Nel caso dell'Atlante di fenomenologia dinamica siamo di fronte a una proposta meno lontana: si tratta di un testo frutto dell'esperienza didattica degli autori (Giovanni Stanghellini è professore di Psicologia dinamica e Psicopatologia all'Università di Chieti, le coautrici sono docenti e collaboratrici della sua cattedra), composto da schede di semplice e immediata lettura, di quelle per intenderci che si proiettano in aula a lezione. Il volume espone in modo sobrio e sintetico i cardini del pensiero fenomenologico, di veneranda tradizione per chi si occupa di studi psicopatologici e psichiatrici, ma spesso poco frequentato o ignoto ai più. Malgrado la particolarità del testo (che si riflette anche nel suo formato cartaceo inusuale), esso suscita utili riflessioni intorno all'approccio fenomenologico, soprattutto se confrontato con l'orientamento psicoanalitico.
Nella prefazione, Marco Alessandrini, direttore della collana in cui compare il testo (“Psicopatologia ieri e oggi”), fornisce un'utile cornice intorno ai rapporti tra fenomenologia e psicoanalisi, che risulterebbero accomunate dall'introspezione e dalla comprensione dell'altro. La fenomenologia ha nella capacità di comprensione la sua caratteristica peculiare, rivolta non allo studio dell'inconscio, ma all'indagine della dimensione olistica e pre-riflessiva dell'esperienza, così da «cogliere l'attività mentale