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Grazie all'impegno editoriale dell'Istituto di Storia Contemporanea, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda Ospedaliera di Mantova, Benevelli, medico-psichiatra, ha potuto testimoniare la storia dell'Ospedale Psichiatrico “Dosso del Corso” fondato a Mantova nel 1930 come succursale di Castiglione delle Stiviere (MN), da cui divenne autonomo nel 1940 e a cui fu complementare: i pazienti violenti o disturbanti erano trasferiti “per castigo” a Castiglione, che fungeva “da manicomio del manicomio”; all'opposto, il ricovero a Mantova era il “premio” per il buon comportamento tenuto: «La composizione dei ricoverati, il cui numero nel 1961 raggiungerà il picco massimo con 660 a fronte della capienza ufficiale stimata in 400 posti letto, era estremamente eterogenea: accanto a depressi, nevrotici e psicotici, vi erano giovanissimi handicappati ed epilettici, dementi senili e presenili, alcoolisti, gli ultimi affetti da paralisi progressiva e i primi tossicodipendenti. Molti non avevano niente: semplici disadattati, sconfitti nella corsa della vita» (p. 103).
Dopo che, con il 1980, cessarono sia i nuovi ricoveri che il reingresso dei vecchi, l'Ospedale Psichiatrico fu definitivamente chiuso nel 1999.
Ricco e dettagliato è il racconto sia della struttura del manicomio sia della sua vita quotidiana. Quest'ultima si svolge secondo ritmi e regole dettate dal Regolamento della Legge del 1904 e quindi rigidamente articolata secondo una struttura gerarchica immutabile e ripetitiva che vede al suo vertice il direttore poi subito sotto i primari, gli altri medici, le suore caposala, quindi le infermiere anziane e le infermiere giovani, spesso umiliate dalle prime, poi ancora i pazienti “buoni” ovvero “quelli che capivano”, infine i “cattivi, quelli che non capivano”, spesso contenuti, e per ultimi, in fondo a questa struttura piramidale repressiva e frustrante, i ricoverati che non ricevevano visite, quelli abbandonati che, senza appoggi e relazioni reali c