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La teoria psicoanalitica sembra più adatta a spiegare perché la psicoanalisi non funziona. Per come era insegnata ai tempi di Hans Loewald, la teoria della tecnica non aveva molto senso. Loewald capì che erano stati trascurati gli aspetti processuali della teoria freudiana. Suggerendo una processualità continua nella mente e col mondo esterno, Loewald riuscì a colmare il divario tra analista e paziente, passato e presente, vecchi e nuovi significati, intrapsichico e interpersonale. Dipinse il processo analitico come un normale processo mentale. Sebbene la sua sia stata probabilmente la più profonda elaborazione dell'opera di Freud e una delle poche teorie plausibili dell'azione terapeutica, i freudiani la vissero come una minaccia, e lo accusarono di sentimentalismo, di infantilizzare i pazienti e di tradire la causalità intrapsichica. Gli interpersonalisti dissero che era uno di loro. Nonostante la sua chiarezza e i suoi espliciti caveat, a tutt'oggi Loewald è in gran parte frainteso.