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L'Autore si interroga sul significato della cura in medicina e su come tale attività si sia storicamente sviluppata nella civiltà occidentale. Emergono due approcci prevalenti: il trattamento e la presa in carico, variamente interconnessi fra loro, di cui vengono posti in risalto i pregi e i limiti. La contraddizione fra i due modelli, sia in medicina che in psichiatria, sembra trovare soluzione quando il paziente, attraverso la recovery, diventa un protagonista sulla scena della cura. È un evento cruciale che può aiutare il curante a rivedere criticamente il proprio ruolo di potere nella relazione terapeutica. In un'epoca improntata a una forte tecnicizzazione e a una riduzione prestazionale dell'atto medico, l'operatore sanitario deve recuperare il valore etico del proprio agire. Tale istanza assume particolare risalto in psichiatria, in quanto non potrà esservi una vera guarigione se non si produrrà sempre anche una cambiamento del curante.