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Lo scopo di questa “memoria personale” di Brenner è quello di focalizzare tre aspetti dell'indagine psicoanalitica in una sintesi che racchiude il recente sviluppo del suo pensiero clinico e teorico: come funziona e si evolve la mente, quali sono i princìpi che guidano l'azione analitica e quali i dati di osservazione su cui sono basate le idee che l'autore espone. Il testo è agile e scorrevole, ed è percorso da una serie di prese di posizione che qualificare come “nette” appare diminutivo. Brenner sollecita i propri colleghi a manifestare il loro accordo o il loro dissenso in modo chiaro ed esplicito, soprattutto esponendo i dati di osservazione sui quali basano le loro teorie e le loro prassi analitiche: l'insistenza sulla presentazione dei dati di osservazione è ricorrente, ma altrettanto pervasivo è l'invito a dichiarare i motivi specifici che spiegano e supportano le idee presentate in letteratura. Brenner ha buon gioco nel sottolineare che fin dai tempi di Freud gli analisti sono stati poco espliciti nel presentare i dati a sostegno delle loro teorie e, da parte sua, ci tiene a corroborare le proprie principali affermazioni con esposizioni pratiche e riferimenti a casi clinici esemplari.
Per Brenner la psicoanalisi fa indiscutibilmente parte delle scienze naturali e della visione scientifica del mondo: non c'è spazio per il pluralismo delle lingue psicoanalitiche e per cercare di far convivere teorie opposte che si contraddicono vicendevolmente: «Io non ho un interesse personale in alcuna di loro. Ciò che credo, in ogni caso, è che sia inaccettabile la posizione di chi afferma: “Tu hai le tue teorie e io ho le mie: ognuno è autorizzato a preferire le une o le altre, o qualunque altra teoria”» (p. V). D'altro canto è evidente che non vi sia alcun consenso in psicoanalisi, tanto è vero che al momento di discutere di tecnica analitica Brenner così si esprime: «Tutti sono d'accordo nel dire che l'analista ascolta quando il paziente parla e poi interviene quando rit