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Makari è direttore dell'Institute for the History of Psychiatry della Cornell University (dove lavora anche Larry Friedman, che è nella redazione di Psicoterapia e Scienze Umane), professore alla Rockefeller University e membro del Columbia University Psychoanalytic Training and Research Center; autore di numerosi saggi sulla storia della psicoanalisi, vive a New York. Con questa sua ultima opera si pone due ambiziosi obiettivi: ricostruire la storia della psicoanalisi inserendola nel contesto socio-culturale, economico-politico e scientifico del suo tempo, e riflettere sulla figura di Freud osservandone le relazioni con i diversi interlocutori, fuori e dentro l'ambito analitico. Non casualmente, l'itinerario che propone Makari inizia con un giovane Freud che scende dal treno a Parigi, trovandosi al centro dell'ambiente più ricco e stimolante di ricerche psicologiche del tempo. Molta attenzione è dedicata a ripercorrere i rapporti tra Freud e Charcot, recuperando anche il significato di figure meno note come Ribot, e gettando così le basi per osservare la costruzione della psicoanalisi nei suoi reciproci rapporti di influenzamento con l'ambiente scientifico di allora. Una delle indicazioni forti di questo lavoro è proprio quella di evitare di considerare Freud come soggetto isolato - nel suo iniziale, supposto, “splendido isolamento” - andando alla ricerca di tutti i suoni che hanno composto la polifonia dalla quale l'opera freudiana è scaturita. Il medesimo approccio è conservato nell'esaminare la nascita del piccolo gruppo di colleghi viennesi che si strinsero intorno a Freud, dando anche risalto al lavoro e alla personalità di Wilhelm Stekel, uno tra i primi dissidenti nella storia della psicoanalisi.
L'intero lavoro di Makari può anche essere letto come il tentativo di offrire una risposta - in parte originale rispetto a quelle conosciute - alla domanda su chi era veramente Freud e sul come ha edificato la “sua” psicoanalisi. Emerge la figura di un Freud attento