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L'autrice è nota al pubblico italiano per aver firmato, insieme a John Forrester, il libro del 1992 (nuova edizione del ) Freud e le sue donne . L'attenzione al mondo della donna è qui ripresa in un'ottica assai più vasta: al mondo femminile - considerato soprattutto nella sua dimensione mad, cioè di follia - si unisce una lunga schiera di alienisti, psicopatologi, neurologi e psichiatri, schiera che si arricchisce (nel cammino della storia) con la presenza di psicoanalisti, psicologi e psicoterapeuti, fino ad arrivare ai nostri giorni ed includere psicofarmacologi e neuroscienziati. Tra le donne giudicate insane, malate, o più semplicemente sconvenienti e non allineate con il concetto corrente della morale e dell'ordine costituito, si insinuano le etichette diagnostiche elaborate dai curanti: dalla possessione alla crisi di nervi, dall'esaurimento all'isteria e alla monomania. La nomenclatura dell'attuale nosografia vede in cima l'anoressia e la depressione, malattie tipicamente femminili in un panorama nel quale dottori uomini si occupano di valutare e curare pazienti donne. Giustamente l'autrice nota come l'utilizzo e la diffusione delle etichette diagnostiche accresca l'estensione delle valutazioni psicopatologiche nella popolazione, fino all'eccesso - ma forse non tutti lo ritengono tale - che negli USA una persona su due, almeno una volta nella sua vita, può rientrare a pieno titolo in una delle categorie diagnostiche del DSM-IV-TR (si veda a questo proposito il bel libro di Jerome C. Wakefield & Allan V. Horwitz The Loss of Sadness. How Psychiatry Transformed Normal