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Dopo aver delineato i rapporti personali tra i due amici-nemici Cesare Musatti e padre Agostino Gemelli, specie le considerazioni che l'uno aveva dell'altro, viene messo a fuoco il punto di vista di Gemelli sul freudismo (e dunque su Musatti di esso “ortodosso” interprete), ponendolo nel contesto della sua complessa personalità, nonché della sua “politica” a fronte della diffusione della psicoanalisi. Se talune osservazioni di Gemelli possono trovare ascolto anche tra i critici odierni della metapsicologia freudiana, mentre Musatti vi rimase in sostanza ancorato, sono invece essenzialmente di carattere etico le sue insuperabili “resistenze” al freudismo. Di queste proprio Musatti fa una lucida sintesi, che viene ripercorsa assieme alle repliche dello stesso Musatti per concludere che, se incolmabile è il solco tra i due in tema di etica, essi lasciano però in eredità una questione di rinnovata attualità in area psicoanalitica.