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La relazione paziente-analista è il tema intorno al quale ruotano i saggi che compongono il presente volume. Nella prima delle tre parti in cui è suddiviso, l'autore descrive il proprio retroterra culturale ed emotivo e la propria visione d'insieme relativa ai princìpi che informano il lavoro analitico: un'«anticamera» (p. 7) dei capitoli successivi, dove egli introduce (seconda parte) il concetto di “interpsichico” esplorandone sviluppi e manifestazioni nei vari ambiti teorici e tecnici. Infine, nella terza parte, si spinge ai confini delle patologie più gravi per trattare il contenimento, la paura e il panico in rapporto alla destrutturazione del Sé. Lungi dal voler imporre il proprio punto di vista, in quanto ambizione «poco realistica» (p. 9), l'autore si augura tuttavia di essere riuscito a esporre con chiarezza i propri pensieri e di aver attivato nel lettore un ideale dialogo di scambio. Chi scrive è Bolognini, psicoanalista giunto ai vertici della carriera, già membro di importanti organismi internazionali e da qualche mese anche presidente della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), la storica agenzia psicoanalitica affiliata all'IPA.
Passaggi segreti è stato preceduto da un altro titolo altrettanto suggestivo, Come vento, come onda. Dalla finestra di uno psicoanalista, i nostri (bi)sogni di gloria e dal più sobrio L'empatia psicoanalitica , entrambi editi da Bollati Boringhieri. Al centro di quest'ultima fatica è, come abbiamo anticipato, l'“interpsichico”, un costrutto teorico-clinico mutuato dalla scuola anglosassone per colmare lo iato tra paziente e analista. Si tratterebbe cioè di «un regime funzionale della coppia al lavoro che comporta coalescenze e facilitazioni di scambio tra due apparati mentali, ma che non comporta conseguenze categoriche e precise sul piano della teoria della tecnica» (p. 76). In parole povere, saremmo di fronte alla scoperta di un livello di funzionamento mentale in virtù del quale verrebbe soddisfatta l'esigenza clinica di g