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Sono trascorsi ben diciannove anni dalla morte di Bruno Bettelheim - suicidatosi all'età di ottantasei anni a Silver Spring, nel Maryland - e, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, esistono soltanto tre importanti biografie sulla vita e l'opera di questo controverso personaggio della psicoanalisi americana. Con parole di questo tenore si apre la raccolta di saggi scritti da Fisher, studioso e strenuo difensore della memoria di Bruno Bettelheim, suo amico dal 1988 fino al 1990. Le pubblicazioni di Bruno Bettelheim coprono un amplissimo spettro di tematiche sino a divenire dei best-seller internazionali come nel caso di A Good Enough Parent: A Book on Child-Rearing (New York: Knopf, 1987; trad. it: Un genitore quasi perfetto. Milano: Feltrinelli, ). Con un crescendo nella parte finale della sua vita, il suo modo di scrivere e di intervenire in pubblico è stato spesso considerato intollerante, abrasivo, polemico e autoreferenziale. Da qui l'ipotesi che egli si sia creato con le sue proprie mani un gran numero di nemici e che le accuse lanciate contro di lui, e riprese dalla stampa internazionale - accuse di gravi maltrattamenti sui bambini della Orthogenic School, che gli valsero il soprannome di “Beno Brutalheim” - fossero in sostanza inventate.
Il testo di Fisher è organizzato in cinque sezioni e inizia con una biografia e una valutazione dell'impatto globale dell'opera di Bettelheim sulla cultura, l'educazione e la psicoterapia; sono quindi analizzati i lavori sull'Olocausto e sulla genitorialità, il rapporto che Bettelheim coltivò con il collega e amico Rudolf Ekstein, per finire con delle riflessioni sul suo suicidio e sugli attacchi lanciati da alcuni ex-pazienti e studenti subito dopo la sua morte. Il lavoro di Fisher si posiziona indiscutibilmente “dalla parte di Bruno Bettelheim”, riproponendo anche un intervento pubblicato a sua difesa in risposta alle critiche apparse su Newsweek nel settembre 1990, ma nell'insieme emerge una rappresentazione alquant