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I confini sono un tema classico della psicoanalisi. Questo libro ha il pregio di presentare il tema secondo una prospettiva interessante che viene proposta nella Introduzione da Giuseppe Leo, psichiatra e direttore della rivista di psicoanalisi Frenis Zero, curatore di questa raccolta. La prospettiva scelta si fonda sul doppio significato che il vocabolario assegna alle parole confine: «termine, limite estremo di un territorio», ma anche «zona di transizione a ridosso di un limite geografico, culturale, amministrativo» (Il Nuovo Zingarelli, Bologna: Zanichelli, ).
Seguendo questa impostazione, Leo evidenzia alcune aree in cui, per la psicoanalisi, il confine diventa un aspetto cruciale: la dimensione intrapsichica, quella “interpsichica” riferita al funzionamento della coppia analitica al lavoro, quella transgenerazionale, quella intradisciplinare interna alla psicoanalisi, e infine quella interdisciplinare.
Su queste aree intervengono gli otto contributi qui raccolti che meritano di essere citati: “«Sento ciò che mi emoziona e perciò sono!». Il contributo unico di Matte Blanco alla nostra comprensione degli affetti” di James S. Grotstein; “Il significato di trattamento in psicoanalisi, con particolare riferimento alla psicosi” di Salomon Resnik; “Fallimenti del trattamento psicoanalitico con pazienti a rischio di suicidio” di Glenn O. Gabbard; “Dopo il pluralismo: verso un nuovo integrato paradigma psicoanalitico” di Juan Pablo Jimenéz; “Psicoanalisi oggi” di Peter Fonagy; “Psicoanalisi: princìpi, partigianeria ed evoluzione personale” di Otto F. Kernberg; “Psicoanalisi in Gran Bretagna. Punti di accesso culturale: 1893-1918” di Robert D. Hinshelwood; “Di cosa sono testimonianza le mani dei sopravvissuti? Dell'annientamento dei viventi, dell'affermazione della vita” di Janine Altounian. Fatta eccezione per il curioso articolo di Hinshelwood che è del 1995, i lavori qui presentati sono recenti, tutti compresi fra il 2004 e il 2007.
Ho trovato interessante lo studio con