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La mindfulness – letteralmente “pienezza mentale”, spesso tradotta con “presenza mentale” – indica la capacità di essere totalmente centrati nel momento di vita presente, con apertura emotiva e osservazione non giudicante di se stessi e del mondo esterno. Daniel J. Siegel, medico, psichiatra, psicoterapeuta ed educatore – di cui è noto il libro del 1999 La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale (Milano: Raffaello Cortina, ), vedi recensione in Psicoterapia e Scienze Umane, n. 1/2003, p. 137-139 – lavora da qualche tempo con un gruppo di collaboratori al Mental Awareness Research Center (MARC) dell'University of California, Los Angeles (UCLA). Nel testo sono presentati sia risultati di ricerche e sperimentazioni sia ipotesi; entrambi ruotano intorno ai concetti di sintonizzazione intra- e interpersonale, e sottolineano i collegamenti tra il cervello e la mente sulla base della “neurobiologia interpersonale”. La consapevolezza mindful può essere insegnata e ciascuno può svilupparla abbandonando gli automatismi di vita per mezzo della meditazione e orientandosi verso la piena consapevolezza del momento presente con apertura, curiosità, accettazione di sé. Ciò promuove la “consapevolezza della consapevolezza”, e ciò che è stata definita “consapevolezza gentile” (cioè non giudicante e non rimproverante). Le cinque dimensioni di base della mindfulness sono le seguenti: «non reattività all'esperienza interna; osservare/notare/occuparsi di sensazioni/pensieri/sentimenti; agire con consapevolezza/non con il pilota automatico, concentrazione/non distrazione; descrivere/etichettare con le parole; atteggiamento non giudicante nei confronti dell'esperienza» (p. 92). Una delle ipotesi più affascinanti (e discutibili) presentate da Siegel è che la sintonizzazione promuova la crescita delle fibre dell'area cerebrale pre-frontale le quali, a loro volta, sviluppano le funzioni integrative