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Che la traduzione, altra professione impossibile, sia costruzione dell'originale è esemplarmente evidenziato dalla psicoanalisi, che interroga in modo peculiare il rapporto dell'uomo col linguaggio e le lingue. Freud, oltre a praticare la traduzione e a usarla insistentemente come metafora, arrivò a proporla come modello della memoria e del funzionamento psichico, dunque ipotizzando l'inconscio come intradotto e intraducibile, eppure incessantemente ritradotto. Alla maniera dei “ritratti compositi” o “immagini generiche” di Galton, la sovrapposizione delle diverse traduzioni dell'opera freudiana nelle diverse lingue, nella loro oscillazione tra etnocentrismo e “prova dello straniero”, tra ricentramento e decentramento, contribuiscono a figurare concretamente l'astrazione dell'inconscio sessuale, la scoperta del volto eccentrico di ogni individualità. In questo senso la traduzione costituirebbe non solo una esigenza ma altresì una possibilità dell'opera freudiana.