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Quando la psichiatria si è trasformata da un'attività basata sul lavoro nei manicomi a una professione inserita nella comunità, le diagnosi false positive hanno rappresentato una vera sfida alla validità dei sistemi diagnostici. L'introduzione, col DSM-III del 1980, di criteri diagnosti operazionalizzati basati sui sintomi descrittivi ha esacerbato questa difficoltà a causa della natura contestuale della distinzione tra normale disagio e disturbo mentale. Viene discusso, anche con esempi clinici, se i DSM-III e DSM-IV sono riusciti a evitare i falsi positivi, e viene fatta un'analisi concettuale dei criteri di alcune diagnosi, proponendo contro-esempi alla pretesa dei DSM di identificare un disturbo. A tutt'oggi la psichiatria non è riuscita a risolvere il problema dei falsi positivi. Permangono lacune riconoscibili persino da non specialisti, e questo anche se il problema è puramente concettuale e non dipende da nuove informazioni provenienti da ricerche.