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Il libro di Giovanni Jervis Individualismo e cooperazione. Psicologia della politica (2002) segna l'approdo di una riflessione critica avviata alla fine degli anni 1970, allo scopo di esplorare le forme e i problemi della cooperazione interindividuale e di identificare degli “universali psicologici” in grado di definire il ruolo della psicologia nei riguardi della politica e di offrire un “fondamento oggettivo” a qualsiasi cultura umana. Sebbene Jervis probabilmente intendesse usare Darwin contro Marx, l'autore argomenta che dalla sua riflessione complessiva emergono in realtà molti spunti a favore della insopprimibile “storicità” degli individui, per come risulta dai condizionamenti sociali cui sono soggetti fin dalla nascita: vero antidoto contro certi approcci “universalistici” che troppo spesso trasmettono, insieme ad acquisizioni scientifiche (o perfino senza di esse), motivi ideologici ben precisi, legati alla difesa di interessi storicamente definiti.