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Philippe Pignarre, autore di questo breve e incisivo saggio, è molto noto in Francia per la pubblicazione di diversi studi, la maggior parte dei quali sui farmaci e sull'industria farmaceutica - è autore ad esempio di Le grand secret de l'industrie pharmaceutique (Paris: La Découverte, ) - e per aver fondato nel 1990 le edizioni parigine Les Empêcheurs de penser en rond. Il lavoro proposto, il primo di Pignarre ad essere tradotto in italiano, si colloca all'interno del dibattito sulle cause che hanno condotto, negli ultimi decenni, all'aumento esponenziale dei disturbi depressivi. Lungi dal cadere in comodi colpevolismi, Pignarre sostiene che l'epidemia della depressione (corsivo nell'originale), avvalorata anche dai dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sia da attribuirsi a un insieme saldamente intrecciato di fattori diversi e complementari, costituenti un package ideale, soggetto a generale consenso perché tutti coloro che ne fanno parte, in qualche modo, ne traggono delle convenienze. La questione ovviamente potrebbe essere estesa anche ad altre problematiche, si pensi alla controversia sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD).
In questo libro Pignarre illustra gli ingranaggi di un meccanismo che “fabbrica” i pazienti depressi. Con ciò non intende sostenere che non esiste la vera “depressione”, intesa come patologia mentale di tutto rispetto. Il suo è un libro di intervento politico e di denuncia a un meccanismo il cui collante sono i vantaggi che ne traggono le singole parti che lo compongono, e che quindi agiscono per tenerlo in piedi e farlo funzionare al massimo (vantaggi economici per l'industria farmaceutica e per i medici che ne “vendono” i prodotti, di prestigio per la psichiatria che grazie ai farmaci diventa