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In questo volume Grotstein ha compendiato la sua conoscenza personale (come paziente, in analisi con Bion per circa sei anni a Los Angeles) e scientificoprofessionale dell'opera teorica e clinica di Bion, offrendo al lettore il suo punto di vista su un'amplissima gamma di questioni, tra le quali chi era Bion come persona e quale è stato il senso del suo contributo alla psicoanalisi. Introdotto da un saggio scritto per l'edizione italiana a firma di Antonino Ferro e Carole Beebe Tarantelli, il testo si compone di trentuno capitoli, preceduti da note esplicative, ed è chiuso dall'Epilogo. Segue - oltre alla Bibliografia e all'Indice analitico - un utilissimo elenco delle opere di Bion composto da Harry Karnac.
Grotstein rende omaggio a tutti coloro che hanno fornito riflessioni critiche su Bion, dichiarando di averne “cannibalizzato” le idee e di aver infine “sognato e giocato” con le sue stesse idee e riflessioni personali. La struttura del libro segue un'organizzazione rigorosa: le prime parti sono dedicate a offrire al lettore “un raggio di luce” su Bion come essere umano e professionista, e un compendio di ciò che l'Autore ritiene essere il contributo fondamentale di Bion alla psicoanalisi. Alcuni, non frequenti, frammenti clinici tratti dall'esperienza di Grotstein illuminano qui e là la presentazione analitica delle idee bioniane e la sua personale posizione rispetto ai grandi temi della psicoanalisi. È anche interessante riflettere sulle molteplici osservazioni proposte dall'Autore su questioni di teoria e di tecnica analitica, lì dove Grotstein si differenzia da Bion, ne elabora il contributo e propone le proprie personali opinioni.
Grotstein affronta quindi le molteplici sfaccettature dell'opera bioniana, come l'enfasi sulla rappresentazione matematica dei concetti analitici, il misticismo e la fede - «secondo Bion, come analisti dobbiamo sognare le nostre emozioni e quelle dei nostri pazienti, poiché è questo il nostro compito analitico (…). Perciò fede, sogna