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Nota redazionale: La recensione-saggio di questo libro è divisa in due parti che toccano aspetti diversi: la prima parte è scritta da Mauro Fornaro, che discute gli aspetti prettamente teorici, e la seconda da Antonella Mancini, che tratta prevalentemente gli aspetti sociologici.
Il lavoro di Recalcati, per l'ampiezza di disegno, induce a un più di attenzione, sollecitando qualche riflessione sulla fecondità del lacanismo, di cui l'Autore si proclama seguace. Oltre ovviamente a Freud, letto peraltro alla Lacan, autori di altra scuola (Bion, Winnicott, Bollas, Ferro e pochi altri), considerati marginalmente, sono apprezzati su alcuni temi settoriali, benché decontestualizzati rispetto al diverso paradigma entro cui si muovono. L'operazione non è di per sé illegittima, ma il peso poi ricade tutto sull'effettiva tenuta di tanto lacanismo a quasi trent'anni dalla morte del maitre . Di primo acchito non si può non accostare con curiosa simpatia questa scolastica (o neoscolastica? vedremo) lacaniana: l'Autore non teme di rilanciare un frutto rilevante del mondo francese, rimasto nel complesso marginale dopo i roboanti avvii degli anni 1970 in un territorio come il nostro egemonizzato dalla cultura anglosassone. A un tempo non si può non sorridere della baldanza di voler ripercorrere gran parte della clinica psicopatologica, anche al di là delle “figure” effettivamente nuove. Il lacanismo dell'Autore è abbastanza fruibile: il tasso di gergalità, a volte fastidiosa, è nel complesso accettabile per lo sforzo di illustrare e metabolizzare concetti dell'“oscuro” Maestro. Il quadro che l'Autore offre analizzando le «figure della nuova clinica psicoanalitica», come da sottotitolo del volume, risulta teoreticamente compatto (le contraddizioni di cui dirò sono ad altro livello), adottando egli uno stile argomentativo di tipo sostanzialmente deduttivo: parte da pochi e semanticamente polivalenti