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Forse nessuno meglio di Henry Krystal - nato nel 1927 in Polonia, sopravvissuto ai lager nazisti e divenuto psichiatra negli Stati Uniti - poteva dedicarsi con altrettanta capacità di comprensione agli studi sui traumi psichici e alla cura dei pazienti che hanno subìto questi massicci attacchi contro la propria integrità psicofisica. Dai tempi delle pionieristiche indagini sulle nevrosi di guerra dei primi psicoanalisti europei all'attuale utilizzazione della categoria diagnostica del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), molta strada è stata percorsa nella direzione di costruire un quadro concettuale adatto alla comprensione degli effetti di quello che il noto analista Masud Khan definì “trauma cumulativo”. È stata la psicoanalisi a doversi confrontare con le difficoltà insite nella cura di pazienti che non riconoscono le proprie emozioni perché, nel tentativo di un'estrema auto-protezione, hanno innalzato contro di esse barriere insormontabili: persone definite “anedoniche”, cioè incapaci di provare piacere, e “alessitimiche”, vale a dire impossibilitate a dare nome ai propri (e altrui) sentimenti,