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Fabrizio Bercelli, Michele Giannantonio e Silvio Lenzi sono esponenti a diverso titolo della Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva (SBPC), nata dall'esperienza del cognitivismo clinico italiano. Il riferimento metodologico di tipo cognitivo-comportamentale è arricchito da strategie di intervento provenienti da molteplici tradizioni terapeutiche con particolare attenzione allo stile di attaccamento, alla storia personale del paziente e alle strategie tecniche della sua rielaborazione. I due libri intendono documentare un metodo specifico di terapia cognitiva, in cui il percorso di cura viene descritto a partire dall'analisi dei trascritti di sedute. Una delle tipologie di indagine delle narrative personali ripresa da entrambi i testi è la “tecnica della moviola”, una specifica metodologia di trascrizione di sedute introdotta da Vittorio Guidano. La moviola rappresenta un mezzo con cui, attraverso la ricostruzione di eventi significativi come fossero parti di una sceneggiatura, il terapeuta guida il paziente nel lavoro di differenziazione tra esperienza immediata e sua spiegazione rendendolo consapevole del lavoro di attribuzione a sé che si esplica tra i due livelli.
Il primo dei due libri tratta della terapia del disturbo di panico. L'approccio proposto prevede l'utilizzo di strumenti derivati da tradizioni terapeutiche quali la psicoterapia cognitiva, l'ipnosi-terapia e l' Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) formulato da Francine Shapiro nella seconda metà degli anni 1980. Il lavoro clinico mira a promuovere la sintonizzazione emotiva tra paziente e terapeuta con tecniche di rielaborazione narrativa che dovrebbero favorire lo sviluppo del pensiero riflessivo. La vicinanza con i modelli psicodinamici è evidente per l'interesse all'analisi delle rappresentazioni del mondo interno e della storia personale.
Il secondo libro raccoglie e riadatta i principali lavori apparsi negli ultimi dieci anni sulla rivista Quaderni di Psicoterapia Cognitiva, in c