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Professore di Storia delle dottrine politiche all'Università Statale di Milano, l'Autore, già aderente a una concezione materialistico-marxista della storia, approda a una concezione prevalentemente psicologica della stessa, proseguendo in un percorso avviato con i lavori Psiche e storia. Junghismo e mondo contemporaneo (Firenze: Vallecchi, ) e Politica nell'anima. Etica, politica, psicoanalisi (Bergamo: Moretti & Vitali, ). Lo spirito rivoluzionario appare essere leitmotiv nella biografia intellettuale di Livorsi, catturato da tutto quanto ha a che fare con il mutamento profondo della storia, della civiltà e di noi stessi, con la differenza che ora la rivoluzione deve iniziare dall'interno di ciascuno, pena il fallimento di ogni rivoluzione politico-sociale. Ma lungi dal cadere in posizioni moralistiche, il richiamo all'individuo poggia sulla tesi che ciò che in definitiva muove la storia non sono né i meri rapporti economici, né mere idee seppur ben elaborate, bensì credenze che esprimono bisogni radicati nell'inconscio collettivo e individuale.
Nell'ampia Introduzione, dopo aver demolito i pilastri fondamentali del marxismo, l'Autore viene a congiungersi con il pensiero junghiano. Se nel primo capitolo (“Miti della rivoluzione sociale da Rousseau al XXI secolo”) mostra le credenze collettive a forte tinta emozionale che hanno in vero animato i rivoluzionari dal Settecento a oggi, nel secondo (“Il mito della rinascita della natura nella storia”) l'Autore intende giustificare la tesi che ciò che conta nella vita individuale e collettiva non è tanto quello che persuade razionalmente, quanto quello che muove i precordi, appassionando ed emozionando, quindi il mito. I miti, nell'ipotesi junghiana condivisa dall'Autore, sono istanze che hanno a che fare con gli archetipi, cioè con disposizioni antropologiche che danno luogo a forme dell'immaginario relativamente costanti. Ma queste disposizioni vivono nell'ambiguità: c'è qualcosa in noi, chiamato Eros e Thanatos, volont