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Morris Eagle fa parte della redazione di Psicoterapia e Scienze Umane da molti anni e dal 1989 è venuto più volte a tenere seminari presso il nostro gruppo, contribuendo alla rivista con numerosi lavori. L'ultimo, che apre questo numero, è costituito da brani del libro qui recensito. Eagle è un autore nordamericano apprezzato per il suo spirito critico e indipendente, sempre attento allo sviluppo storico dei concetti e alla coerenza interna delle teorie. Si contraddistingue anche per il suo interesse verso la ricerca sperimentale in psicologia, nella tradizione del gruppo di Rapaport che fu suo maestro. Qui si possono ricordare solo alcuni dei suoi riconoscimenti più importanti: è stato nominato, unico esponente delle scienze del comportamento, Fellow della Royal Society of Canada; dal 1990 al 2001 è stato coordinatore del Rapaport-Klein Study Group; nel 1993 è stato nominato Erikson-Scholar-in-Residence all'Austen Riggs Center; nel 1996 è stato eletto presidente della Division 39 (Psychoanalysis) dell'American Psychological Association e dal 2003 membro onorario dell'American Psychoanalytic Association; inoltre, nel 2005 ha ricevuto il Bowlby-Ainsworth Award (la più importante onorificenza per la ricerca sulla teoria dell'attaccamento) e nel 2009 ha ricevuto il Sigurney Award (un altro importante riconoscimento nel campo psicoanalitico) e così via, tralasciando gli incarichi accademici e numerosi volumi. Un suo precedente volume del 1984 - La psicoanalisi contemporanea (Bari: Laterza, ) - è stato tradotto in varie lingue e molto apprezzato anche in Italia. In esso Eagle prendeva in rassegna i principali sviluppi della psicoanalisi e ne analizzava criticamente la coerenza interna (si rimanda alla recensione sul n. 4/1988 di Psicoterapia e Scienze Umane).