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L'imponente volume che andiamo a segnalare - circa 1.200 pagine in formato grande - vuole essere la summa e il punto di riferimento imprescindibile per chi, a vario titolo, decida di affrontare le tematiche relative all'attaccamento. Tant'è che nel risvolto di copertina si legge: «Questo è un volume di enorme portata scientifica nonché di eccezionale accessibilità, leggibilità, comprensibilità». Nell'ambito di tale ambizioso progetto, si può ben comprendere come questa seconda edizione, che segue la prima a distanza di dieci anni, risulti del tutto rinnovata e ampliata, con l'introduzione di parti totalmente nuove (ad esempio sulle neuroscienze sociali) e con l'aggiornamento di quelle precedenti. Per dar modo di valutarne le differenze sono addirittura trascritti e messi a confronto i due indici. Undici sono i curatori dell'edizione italiana, guidati da N. Dazzi e F. De Bei (autori anche della Prefazione).
Il volume è diviso in sei sezioni, ciascuna delle quali, nell'attuale edizione italiana, è introdotta dal breve commento di uno degli undici curatori.
La prima sezione «ha un carattere fondamentalmente storico, mira cioè a delineare l'evoluzione della teoria dell'attaccamento» (p. 3). Dei cinque capitoli che la compongono, i primi tre sono infatti dedicati all'analisi della trilogia di Bowlby, particolarmente critica e polemica intorno alla tematica del lutto. Gli altri due capitoli approfondiscono le differenze individuali rispetto al lutto e alla perdita, nonché le escursioni di Bolwby in campo psicoanalitico, relativamente ai meccanismi di difesa e alla trasmissione intergenerazionale dei modelli operativi.
Introdotti i principali concetti, insieme con la trattazione dei «“punti caldi” del dibattito attuale all'interno della teoria dell'attaccamento» (p. 5), la seconda sezione passa ad affrontare le tematiche precedenti alla luce delle loro prospettive biologiche (psicobiologia e psicologia evoluzionistica). La novità principale è l'introduzione ex novo di un capi